Un ragazzo vive chiuso nella propria stanza, progressivamente separato dal mondo esterno. La sua quotidianità è scandita dal silenzio, dalla luce degli schermi e da una serie di gesti ripetuti. Fuori dalla porta esiste una realtà alla quale non riesce più — o non vuole più — appartenere.
Poi arriva un suono. Ping. Una semplice notifica interrompe il silenzio della stanza.
Da quel momento, ciò che sembrava essere soltanto isolamento comincia a trasformarsi in qualcosa di più inquietante. Il telefono diventa una finestra verso l'esterno, ma anche uno strumento capace di alimentare ansia, paura e ossessione. La percezione del protagonista inizia lentamente a deformarsi. La stanza, inizialmente rifugio, diventa una prigione mentale.
Tra notifiche, silenzi e una realtà sempre più difficile da distinguere dalla propria percezione, Ping racconta l'hikikomori attraverso il linguaggio dell'horror psicologico.
Un racconto sull'isolamento, sulla solitudine e sul paradosso di una società sempre connessa, nella quale essere raggiungibili non significa necessariamente essere presenti.