Un uomo chiuso nella sua auto fa le prove di un monologo viscerale, fingendo di essere bloccato sotto un temporale per trovare la giusta carica drammatica. Nel suo sfogo rabbioso in cerca d'autore, si scaglia contro lo spreco idrico e la follia degli sversamenti urbani nei tombini.
Le sue parole "in prova" prendono improvvisamente forma allegorica sulle sponde dello Stretto di Messina, dove Galatea, mitologica ninfa marina, avanza curva e soffocata sotto il peso di un velo nero, simbolo dei nostri rifiuti. È solo grazie al lavoro invisibile della depurazione che la Dea riesce a liberarsi del fardello.
In un crescendo di realismo magico, la suggestione poetica e la realtà collidono: l'entità divina bussa al finestrino dell'uomo spezzando il suo finto copione e smontando la sua solenne retorica.